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Quercia

Storia

Stabilire quando inizia la storia della nostra cooperativa è relativamente semplice. E' facile cioè tornare a quel 21 febbraio 1986 a Milano in via Monte di Pietà 1. Attorno ad un tavolo insieme ad un notaio, dieci persone. La storia nasce in quel momento con un timbro, delle firme.. un brindisi forse. Ma questa storia, come tutte le storie nasce da un prima, da un antecedente logico e cronologico. Prima della storia c'è quindi una preistoria da ricostruire, da riscrivere, ci sono dei frammenti da riportare alla luce. frammenti fatti di parole, di rumori, di odori e sapori. Tre icone preistoriche.

L'incontro

La storia dell'uomo e dell'umanità è, in fondo, una sequenza di incontri. La nostra storia nasce quindi da un incontro, quello di Sorella Amelia Rivolta, una suora dell'ordine delle Sacramentine con Don Corrado Fioravanti. "Non tutti siamo chiamati ad uscire dalla propria terra e andare chissà dove. Uscire vuol dire essere spogliati, andare verso il fratello, liberi". L'aspetto che ha reso possibile questo incontro sta nel modo radicale di vivere la religiosità. Una religiosità scandalosa, spesso incompresa. Una religiosità nuda. "Va', spogliati del sacco che cingi ai fianchi e togli i calzari dai piedi. Isaia così fece, andando nudo e scalzo" (Isaia 20.1) si legge sulla Bibbia -, così Sorella Amelia e Don Corrado fecero andando a vivere totalmente la loro missione; non come Isaia in mezzo al deserto ma nelle piazze, nelle stazioni, nei Luoghi abitati dai "dimenticati", dagli esclusi. Da questo incontro nasce la decisione di fare qualche cosa insieme di concreto.il destino porta questa strana coppia nell'Hinterland milanese, in uno di quei luoghi dove la droga colpisce duro, Pioltello, via Correggio 12.

La bolgia

A Pioltello la parola d'ordine è "accoglienza totale e indiscriminata". via Correggio si riempie di una "popolazione variopinta" accumunata dal segno comune della "sragione". Tutti gli ospiti cioè al di fuori del solco della ratio, della norma. Come ha mostrato Michel Foucault nella sua splendida Storia della follia, se per millenni il lebbroso è stato il portatore del visibile stemma del male, oggi "i nuovi poscritti (..) portano le stigmate più segrete della sragione". Ed è proprio per questi "spaesati" che nasce la meravigliosa bolgia di via Correggio, dove chiunque vi sia entrato ne è uscito un po' diverso. In via Correggio bisognava inventarsi la quotidianità giorno per giorno, ora per ora. La distinzione di ruoli non esisteva. tutti si lavorava insieme, tutti si puliva la casa, tutti cercavano di vivere con creatività le fatiche della sopravvivenza quotidiana. Lo stile di vita di quei giorni: mock-eroick, eroicomico. La dedizione, l'improvvisazione, lo slancio vitale, la fantasia erano gli strumenti utilizzati.i termini che rendono oggi "comunità" una Luogo (psicoterapia, progettazione, lavoro di rete, ecc.) erano sconosciuti.

Il convivio

Non quello del divino Platone, non quello del Poeta Dante Alighieri. E' il convivio di Amelia. un rito quotidiano, il momento più importante della giornata dove si annodano la preghiera; la divisione del pane; la condivisione di pensieri, sentimenti, parole. Attorno ad un tavolo apparecchiato si sono vissuti alcuni dei momenti più importanti della storia della comunità, sempre attorno al tavolo si sono decise le strategie, si è progettato il domani. Le foto di quegli anni testimoniano l'importanza di quei momenti così ricorrenti e unici. per la presenza di Amelia, per i discorsi che si facevano, per l' ars culinaria della mitica Antonietta. Non esistono elementi scritti ma certo, fu ancora attorno ad un tavolo che si decise di mettere fine alla preistoria della cooperativa e - tra una forchettata di polenta e un sorso di vino - di datare l'inizio della nostra Storia: 21 febbraio 1986, Acquario. Una storia in tre atti.

Strati

La storia inizia a formarsi, ma non è facile fare i conti con il proprio passato.. Amelia si trasferisce in altre sedi, è in questi anni che la comunità mette le radici a Molteno. Sempre in questi anni a livello legislativo si inizia a richiedere professionalità, progettualità educativa. e la nuova scommessa di Amelia è quella di percorrere questa strada. Scommessa difficile poiché si trattava di fare i conti con tutta una storia personale e di struttura che andava in una direzione opposta. Si è così cominciato a fare investimenti su personale qualificandolo: educatori, psicologi, assistenti sociali e a mettere un po' da parte la fantasia, lo stile mock-eroick. Qui inizia la storia più recente, qui comincia ad avere senso parlare di: comunità terapeutiche, lavoro psicologico e di progetti educativi.

Soli

Il 30 luglio 1998 all'ospedale di Cernusco sul Naviglio - a due passi dalla bolgia di via Correggio a Pioltello - muore Amelia. La fondatrice è malata già da molti anni. Ha subito vari interventi chirurgici, ha sconfitto un tumore e si sottopone alla dialisi. Qualche mese prima era morto Don Corrado. anche lui faceva la dialisi. Ci si trova soli, senza guida. In quei giorni al dolore si mescolava il senso di smarrimento ma anche la voglia di rilanciare la sfida, di non mollare, per lei, per i nostri, per i suoi "bagai". L'avventura poteva e doveva continuare

Accreditati

Questi ultimi anni sono stati portatori di grandi cambiamenti; la Cooperativa adesso conta più di quindici dipendenti e alcuni collaboratori esterni, ha centrato il proprio lavoro su progetti terapeutici integrati e individualizzati, ha scommesso sul reinserimento socio-lavorativo e ha investito su formazione e radicamento sul territorio. Poi il 18 gennaio del 2002 la Regione Lombardia con il d.g.r. 7/7775, sancisce la nostra crescita, scolpisce la nostra identità di comunità terapeutico-riabilitativa. Siamo Accreditati. Il passato finisce qui, accavallandosi al presente e mescolandosi con il futuro: poiché questa storia in fondo non è che la storia di un sogno, quello di Amelia. un sogno che - come ci ha insegnato Freud - "rappresentandoci un desiderio come appagato (.) ci porta verso il futuro; ma questo futuro, considerato dal sognatore come presente, e modellato dal desiderio indistruttibile a immagine di quel passato". E' così che Freud termina la sua Traumdeutung ed è così che noi terminiamo questa nostra "interpretazione del Sogno", di Amelia naturalmente.

 
 
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